martedì 19 agosto 2014

LA PENA

Altra stronzata che si sente in giro nell'ambiente RC (da questo momento questa sarà l'abbreviazione di radical-chic) riguarda la funziona del carcere. Secondo costoro, la funzione del carcere sarebbe rieducativa e non punitiva. Perchè? Perchè lo dice la Costituzione naturalmente. Ora, premesso che la Costituzione non è la Bibbia e che chiunque può metterla in discussione, andiamo a vedere cosa dice l'art. 27 comma 3 della nostra Costituzione: "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato." Dunque si dice cosa diversa, che le pene devono TENDERE alla rieducazione, non che quest'ultima sia l'unico fine da intraprendere. Anche se non è specificato è scontata la funzione retributiva (che è un modo gentile per non dire punitiva), del resto pensiamoci un po': se la pena non fosse punitiva non avrebbe senso condannare ad un tot di anni l'imputato. Anzichè dare 15 anni di galera si dovrebbe dire che la pena fnisce quando il reo viene rieducato. E l rieducazione può completarsi in un mese, in un anno, in dieci anni oppure mai; dipende da soggetto a soggetto. Ma giustamente questo non avviene perché un conto è rieducare (che significa semplicemente che una volta uscito il reo non commetterà più crimini) un altro è la GIUSTA pena. Sono due cose diverse, uno può essere rieducato anche in un anno ma se commette un reato che merita 20 anni è giusto che si prenda quella pena. Stesso discorso per il pentimento, uno può pentirsi anche dopo 5 minuti aver commesso il fatto, ma non per questo bisogna escluderlo dalla giusta pena. E poi non possiamo essere sicuri al 100% che un pentito lo sia davvero; il suo può essere un pentimento strumentale alla sua scarcerazione anticipata. Insomma cari RC, mettetevelo bene in testa: il carcere è anche e oserei dire SOPRATTUTTO punitivo.

martedì 5 agosto 2014

PERCHE' E' GIUSTO FARE LE GOLEADE

Uno dei tanti esempi di radicalchicchismo lo troviamo nel mondo del calcio. I rappresentanti di questa folle ideologia ritengono che "non bisogna umiliare l'avversario", o meglio è vietato fare le goleade, di solito essi tollerano fino a 5 gol di scarto dopodichè diventa umiliazione e bisogna fermarsi. Ma che significa fermarsi x costoro? Un conto è rallentare il ritmo di gioco (e questo lo fanno praticamente tutte le squadre che si trovano con largo vantaggio di gol e lo fanno per non consumare energie), un altro conto è non voler intenzionalmente terminare un azione per "paura" di segnare un ulteriore gol all'avversario. Questo si che è davvero umiliante e aggiungo io antisportivo, non solo per i tifosi ma anche per i giocatori stessi della squadra derisa i quali si accorgono subito che i loro avversari non volendo infierire praticano torelli e passaggi all'indietro da far arrossire dalla vergogna chi assiste allo scempio. Inutile poi stare a spiegare altre scontate motivazioni come un eventuale vantaggio di differenza reti in caso di arrivo a pari punti con una squadra nel dato campionato o competizione, il rispetto per gli spettatori che hanno pagato il biglietto e che vogliono vedere più gol possibili, la LIBERTA' di un singolo calciatore che per record personale magari vorrebbe realizzare anche lui un gol, ma non può farlo perchè c'è qualche zulù che dall'alto è pronto a farti la morale se non la pensi come lui e non rispetti la SUA etica sportiva. Ma poi a proposito di libertà, se anche si volesse umiliare l'avversario a suon di reti giocando fino alla morte dov'è il problema? Non posso essere libero di provare un antipatia sportiva per una squadra e concretizzarla in un largo scarto? Chi siete voi per dirmi che così non si fa, che è sbagliato, che è antisportivo ecc. Ecc. Io faccio quello che cazzo voglio finchè il regolamento SPORTIVO (a maggior ragione non c'è niente di antisportivo) me lo consente, sono libero di umiliare a suon di gol qualunque squadra e libero di provare per la medesima tutta l'antipatia che voglio visto che essa è un normalissimo sentimento umano che per fortuna esiste, specie nell'ambito sportivo. Discorso diverso è l'odio sportivo che spesso si concretizza anche in violenza. Ma si sa, i radical chic fanno tutt'uno...
Ovviamente sempre per una questione di libertà è anche giusto il contrario, ovvero se una squadra vuole avere "pietà" di un altra è non infierire è libera di farlo. Ciò che è sbagliato è imporre un etica sportiva alla quale tutti si devono sottoporre e chi non lo fa è antisportivo. Come anche la questione del buttare la palla fuori quando un giocatore avversario si fa male. Già Capello ai tempi della Juventus sollevò il problema che molti giocatori se ne approfittavano per perdere tempo e aveva dato indicazione ai suoi di non buttare più la palla fuori. Col tempo però questa indicazione è svanita nel nulla, probabilmente per non subire la solita crocifissione di piazza della stampa radical chic secondo cui invece per "rispetto dell'avversario" (la solfa non cambia) bisogna buttare la palla anche quando l'arbitro non interrompe il gioco. Io dico invece che l'intervento dell'arbitro debba essere l'unica variabile per determinare un interruzione di gioco e che i giocatori buttano fuori la palla senza intervento del direttore del gioco debba essere sanzionato dal medesimo con un cartellino giallo. Questo eliminerebbe tante polemiche inutili sulla sportività di tizio, caio e sempronio. Al massimo l'unico ad essere crocifisso dalla stampaccia radical chic sarebbe l'arbitro, tanto per cambiare...