Uno dei tanti esempi di
radicalchicchismo lo troviamo nel mondo del calcio. I rappresentanti
di questa folle ideologia ritengono che "non bisogna umiliare
l'avversario", o meglio è vietato fare le goleade, di solito
essi tollerano fino a 5 gol di scarto dopodichè diventa umiliazione
e bisogna fermarsi. Ma che significa fermarsi x costoro? Un conto è
rallentare il ritmo di gioco (e questo lo fanno praticamente tutte le
squadre che si trovano con largo vantaggio di gol e lo fanno per non
consumare energie), un altro conto è non voler intenzionalmente
terminare un azione per "paura" di segnare un ulteriore gol
all'avversario. Questo si che è davvero umiliante e aggiungo io
antisportivo, non solo per i tifosi ma anche per i giocatori stessi
della squadra derisa i quali si accorgono subito che i loro avversari
non volendo infierire praticano torelli e passaggi all'indietro da
far arrossire dalla vergogna chi assiste allo scempio. Inutile poi
stare a spiegare altre scontate motivazioni come un eventuale
vantaggio di differenza reti in caso di arrivo a pari punti con una
squadra nel dato campionato o competizione, il rispetto per gli
spettatori che hanno pagato il biglietto e che vogliono vedere più
gol possibili, la LIBERTA' di un singolo calciatore che per record
personale magari vorrebbe realizzare anche lui un gol, ma non può
farlo perchè c'è qualche zulù che dall'alto è pronto a farti la
morale se non la pensi come lui e non rispetti la SUA etica sportiva.
Ma poi a proposito di libertà, se anche si volesse umiliare
l'avversario a suon di reti giocando fino alla morte dov'è il
problema? Non posso essere libero di provare un antipatia sportiva
per una squadra e concretizzarla in un largo scarto? Chi siete voi
per dirmi che così non si fa, che è sbagliato, che è antisportivo
ecc. Ecc. Io faccio quello che cazzo voglio finchè il regolamento
SPORTIVO (a maggior ragione non c'è niente di antisportivo) me lo
consente, sono libero di umiliare a suon di gol qualunque squadra e
libero di provare per la medesima tutta l'antipatia che voglio visto
che essa è un normalissimo sentimento umano che per fortuna esiste,
specie nell'ambito sportivo. Discorso diverso è l'odio sportivo che
spesso si concretizza anche in violenza. Ma si sa, i radical chic
fanno tutt'uno...
Ovviamente sempre per una
questione di libertà è anche giusto il contrario, ovvero se una
squadra vuole avere "pietà" di un altra è non infierire è
libera di farlo. Ciò che è sbagliato è imporre un etica sportiva
alla quale tutti si devono sottoporre e chi non lo fa è
antisportivo. Come anche la questione del buttare la palla fuori
quando un giocatore avversario si fa male. Già Capello ai tempi
della Juventus sollevò il problema che molti giocatori se ne
approfittavano per perdere tempo e aveva dato indicazione ai suoi di
non buttare più la palla fuori. Col tempo però questa indicazione è
svanita nel nulla, probabilmente per non subire la solita
crocifissione di piazza della stampa radical chic secondo cui invece
per "rispetto dell'avversario" (la solfa non cambia)
bisogna buttare la palla anche quando l'arbitro non interrompe il
gioco. Io dico invece che l'intervento dell'arbitro debba essere
l'unica variabile per determinare un interruzione di gioco e che i
giocatori buttano fuori la palla senza intervento del direttore del
gioco debba essere sanzionato dal medesimo con un cartellino giallo.
Questo eliminerebbe tante polemiche inutili sulla sportività di
tizio, caio e sempronio. Al massimo l'unico ad essere crocifisso
dalla stampaccia radical chic sarebbe l'arbitro, tanto per
cambiare...
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